Presentazione Il trauma dimenticato – Roma 12 ottobre 2019

Roma, Venerdì 12 Ottobre 2019, Società italiana di psicoanalisi della relazione (SIPRe), via Appia Nuova 96.

Presentazione de “Il trauma dimenticato”.

Annunci

Presentazione Storicizzare Freud – Roma 13 settembre 2019

Roma, Venerdì 13 settembre 2019, Sala dei Convegni dell’Istituto psicoanalitico per le ricerche sociali, Passeggiata di Ripetta 11.

Presentazione di “Storicizzare Freud”.

Gennaio – Marzo 2019

Visto Il corriere di Clint Eastwood. Strano personaggio Clint. Conservatore, fan di Trump, propone però tra le righe pensieri lontani anni luce dall’ideologia dei conservatori americani e ancor più da Trump. Questo suo ultimo film ne dà un esempio. Lancia il messaggio che la cosa più importante nella vita è la famiglia. Il protagonista si rimprovera più volte di averla trascurata per il lavoro ed è prodigo di consigli ad altri di non farlo. In verità non è però che trascurasse la famiglia per il lavoro; ma, poiché il suo lavoro era coltivare fiori, la trascurava per amore dei fiori. Amava farli e vederli nascere.

Tanto ne ho sentito parlare che ho finito per comprare e leggere un romanzo di Steven King, l’ultimo, Outsider. Sarò capitato male, i precedenti forse sono diversi; ma, stando a questo, una grande delusione. Banale e cervellotico. Però comprendo come possa attrarre: ha il fascino delle favole di paese che sentivo raccontare nella casa dei miei nonni al fine di introdurre qualche brivido nel quotidiano. Stupore ingenuo, emozioni forti a buon mercato.

Deludente anche l’ultimo romanzo di Murakami L’assassinio del commendatore. Una trama sapientemente, ma anche forzatamente costruita. Non giunge a farti sognare come i primi suoi romanzi. Sembra quasi che, anziché sentirvisi portato, si senta costretto a scrivere. La sgradevole impressione che sia venuta in parte meno la distanza un tempo assoluta tra lui e Steven King.

Invece una gran bella sorpresa gli ultimi romanzi di Stefano Benni, Margherita dolce vita  e Prendiluna,  che mi sono trovato a leggere perché il 12 marzo egli è venuto a Bologna a presentare Il trauma dimenticato. In quell’occasione  ho detto qualcosa su di essi che dovrebbe essere presto pubblicato su Psicoterapia e Scienze Umane. Qui riporto solo una poesia che sta in Prendiluna e che, oltre  ad essere di per sé bella, dà il senso del mondo di affetti e pensieri in cui essi possono trasportare il lettore: «I ricordi non tornano. Sono stati sempre lì. / Sei passato sotto una finestra, hai ascoltato una musica /così bella da spezzarti il cuore. /Girerai il mondo, ma tornerai sotto quella finestra,/ Il pianista non ha mai smesso di suonare».

Lette alcune pagine del libro dello psicoanalista francese Fethi Benslama, Un furioso desiderio di sacrificio. Il supermussulmano. La pessima traduzione italiana rende ostico un testo già di per sé difficile. Un esempio: verso  la fine compare più volte l’espressione “il padre piegato”. Incomprensibile, ma verosimilmente il testo francese diceva “piegé” maccheronicamente tradotto con “piegato” mentre significa “intrappolato”, il che può avere un senso che è dato da quanto il testo dice su Agar  e Sara: il patriarca intrappolato nell’impossibilità di generare, di essere padre, se Sara non rinunciasse a essere madre e non ci fosse “l’altra donna”, cioè la schiava Agar.

Mi sembra tuttavia di capire che l’autore voglia sostenere che Freud, nel non tener conto dell’Islam, o nel pensarlo come imitazione o appropriazione del monoteismo biblico, si è lasciato sfuggire la possibilità di pensare la genesi, l’origine, la creatività diversamente che come proprietà del padre. A suo avviso nell’Islam questa possibilità è invece presente. L’origine, la genesi, la creatività vi sono pensate come proprietà del femminile. Come dono di una donna, più esattamente di un “altra donna”, Agar, la schiava, che nasce dalla rinuncia della donna, Sara, a pensarsi come madre. L’autore suggerisce che tenere presente questo aspetto dell’Islam, rimasto sconosciuto a Freud, può portare a una riformulazione e sviluppo della psicoanalisi.

E’ una tesi interessante. Forse prossima a quanto io e Marianna Bolko, ne Il trauma dimenticato, abbiamo cercato di dire quando parliamo di “immagine femminile interna”. Difficile però verbalizzare il nesso. Forse si può tentare per vie traverse, cioè portando il discorso sul piano clinico, chiedendosi se le due donne del mito, Sara e Agar, si incontrano in analisi nel conflitto che lacera molte (tutte?) donne, tra il riporre la loro identità nell’essere madre o nell’essere donna, tra procreare e creare. Il mio scritto su  Machiavelli: Sara e Agar, Madonna Possessione di Finocchieto e la Barbera, donna che procrea la prima, donna che crea la possibilità dell’uomo di creare la seconda. Una possibile domanda potrebbe essere  poi questa: se l’Islam dà   tanta importanza al femminile, perché poi lo copre, lo imburka, lo infibula?

Ho riletto Estasi laiche di Fachinelli. Un pensiero di ampio respiro il suo. Chiaro il tentativo di andare oltre Freud. Presenta la teoria freudiana come un’ennesima espressione della tendenza del logos occidentale a contenere  tutto quanto non è razionalizzabile, a sopprimere i momenti in cui l’Io cosciente rischia di perdersi e di soccombere alla meraviglia. Sostiene che bisogna recuperare quei momenti. Perfetto, del tutto condivisibile. Già parlava di sbigottimento, cercava la possibilità di pensare la fondazione dell’Io sullo sbigottimento. Però … c’è di mezzo il mare. Per andare oltre Freud, parte dal mare. Dalla propria esperienza del mare, ma la generalizza in un mito, il mito della vita intrauterina.

C’era simpatia e prossimità di vedute, le poche volte che ci siamo incontrati, tra me e lui. So che mi stimava e fu uno dei pochi a votare contro la mia espulsione dalla SPI nel 1976. C’era anche una distanza; c’era la sensazione, almeno mia, di appartenere a due mondi diversi. Ricordo un pomeriggio a Milano, dopo avere conversato a lungo, lui con il suo gruppo io per conto mio.

Ora hanno intitolato un Istituto di psicoanalisi al suo nome. Hanno fatto di lui un nuovo santo della psicoanalisi. E secondo me gli hanno fatto torto.

Il bel romanzo di Romana Petri, Il mio cane del Klondike, più che un romanzo è una riflessione filosofica, un’indagine psicologica, su quanto può allo stato puro ribollire nel più profondo oscuro indicibile, non di una cane, ma dell’essere umano di fronte all’assenza che può farlo star male come un cane.

Letto Girotondo di Schnitzer. Una deliziosa rappresentazione del valzer dell’assenza.

L’essere assente della donna porta alla sua frigidità; l’essere assente dell’uomo alla sua impotenza.

La percezione dell’assenza, resa possibile dalla “reale” assenza dell’altro, è il farsi presente  del limite dell’esistenza o forse della propria poca virtù.

Infiniti modi di agire l’assenza. L’analista che, con l’intenzione di essergli presente, chiede al paziente di conferire con qualche suo familiare gli si rende assente.

Perché l’assenza seduce più della presenza?

Le estati di San Martino. Le più belle e le più tristi.

Se conservi il rapporto con la realtà rischi di perdere la visione delle cose; se conservi la visione delle cose rischi di perdere il rapporto con la realtà.

Un rapporto che ti ha portato fuori dalla stanza senza finestre in cui stavi chiuso può diventare esso stesso una stanza senza finestre in cui stai chiuso.

La gelosia che prende un uomo quando immagina o sa che una donna con la quale ha un qualche legame sta con un altro sottende un volere quell’uomo stare al posto di quella donna con quell’altro uomo. Sottende sempre una sua latente omosessualità. La quale però sottende a sua volta un vissuto religioso perché quel primo  uomo vorrà stare con quell’altro uomo in quanto scorge in lui una figura salvifica, forse un padre molto amato nella prima infanzia, ma più propriamente un Dio.

Un’altra versione è che il volere quell’uomo stare con quell’altro uomo al posto della donna sottende la sua incapacità o impossibilità di realizzare una propria  immagine femminile interna e dunque il bisogno di materializzarla nella propria identificazione con quella donna. Il presidente Schreber.

Le due versioni si raccordano in quanto il bisogno di avere un Dio procede dall’incapacità o impossibilità di realizzare un’immagine femminile interiore la cui sinergia con una immagine virile comprende una capacità di creare altrimenti alienata e attribuita a un altro che è un Dio.

Chi sta male perché si sente scisso, non sta male perché è scisso, ma si sente così per avere dimenticato qualcosa.

Il colore seppia ha la proprietà di poter virare verso il rosso o verso il nero.

La musica apre uno spazio infinito che l’uomo fantastica possa essere colmato da un corpo di donna.

Le trasformazioni nei sogni di immagini in altre immagini (per esempio la trasformazione dell’immagine di un amico ritrovato in quella di un topolino) non sono in realtà trasformazioni, ma rivelazioni di significato, la seconda immagine rivela il senso della prima.

Sogni che rivelano pensieri, sogni che riflettono pensieri.

Quando sei catturato in una nostalgia è come stessi sognando in un sonno svegliandosi dal quale è come tornare a sognare.

Un dettaglio passato inosservato o comunque sottovalutato. Per evitare che si abusi del reddito di cittadinanza si invita alla delazione chi, non fruendone, sia invidioso di chi ne fruisce. Brutto segno: l‘Inquisizione, il Fascismo, il Nazismo, lo Stalinismo.

Modi di pensare destinati a scomparire. L‘unica cosa che è possibile fare è lasciarne qualche traccia che sarà incomprensibile agli archeologi del futuro come a noi la scrittura degli Etruschi.

Immenso universo di infiniti mondi: l‘umanità è una fiammata che l’attraversa come una cometa e per un istante.

Storicizzare Freud

Luigi Antonello Armando, Storicizzare Freud, FrancoAngeli, Milano, 2019.

Gli scritti che compongono questo libro vanno accolti come trasformazioni pittoriche di concetti nodali della psicoanalisi: trauma, spaesamento, sogno, bellezza, desiderio, cura. Svolgono un discorso reso unitario dal tendere nel loro insieme a riconoscere la “realtà storica” della psicoanalisi.
La psicoanalisi è legata alla storiografia soprattutto dal fatto che la definizione della sua identità dipende dal racconto storico delle sue origini. Tale racconto ha assunto nel tempo forme divergenti: dal validarla al presentarla come compimento dell’opera di molti dovuto a uno solo, al sostenere che questi avrebbe soltanto registrato quanto era già nella società in cui viveva, allo svalutarla insistendo su aspetti oscuri della personalità del suo ideatore.
Queste forme hanno in comune il fatto di volere tutte stabilire la validità/non validità, la scientificità/non scientificità della psicoanalisi di Freud ed hanno nel loro insieme prodotto un falso movimento simile a quello del dubbio ossessivo.
L’autore propone invece una forma di racconto che vuole stabilire la “realtà storica” di quella psicoanalisi; cioè riconoscere la funzione da essa svolta nel contesto del periodo della storia della nostra cultura compreso tra l’inizio dell’età moderna e oggi. Egli individua tale funzione nell’avere essa radicalizzato la reazione che ha investito la comparsa, in quell’inizio, di una visione del mondo interno più ampia di quella di origine biblica centrata sul conflitto. Non intende con ciò svalutare un pensiero che esercita un’influenza determinante sulla mentalità occidentale.
Intende piuttosto contribuire sia a renderne a pieno l’importanza, stabilendo con esso un rapporto critico nuovo che risponda alla necessità, dichiarata da Freud stesso, di guardare al di là di quella che egli chiamava “la mia creazione”, sia a sciogliere il dubbio ossessivo in cui la psicoanalisi è imprigionata.