Relazione al Seminario teorico-clinico “La donna cucita: Implicazioni teoriche dell’analisi di un caso”, 29 maggio 2021

Relazione al Seminario teorico-clinico “La donna cucita: Implicazioni teoriche dell’analisi di un caso”

SCUOLA DI PSICOTERAPIA PSICOANALITICA INDIVIDUALE DELL’ADULTO MILANO, 29 Maggio 2021 – 14.00 / 17.00

Locandina

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Gennaio Maggio 2021

Elido Fazi, nel romanzo  Potenza e bellezza, mette in contrapposizione le vicende del regno di Napoli e quelle di Leopardi, la potenza e la bellezza, Waterloo e L’infinito.

Mko Kawakami, Seni e uova. Due sorelle: una vuole un figlio per via di inseminazione artificiale, l’altra vuole rifarsi il seno. Due tentativi disperati e maldestri di essere creative. Per fortuna c’è la figlia adolescente della seconda che le contrasta opponendo loro il suo mutismo.

Murakami, in Prima persona singolare, nel capitolo che intitola con il titolo di un pezzo per piano di Schumann, “Carnaval”, scrive che  la donna bella per sciogliere le catene della propria bellezza deve passare attraverso il trovare in sé qualcosa di brutto e che la donna brutta è favorita rispetto a lei perché, essendo brutta, può trovare in sé qualcosa di bello senza dover passare attraverso il trovare qualcosa di brutto.

Visto il film di Faenza, La verità sta in cielo, sul caso di Emanuela Orlandi. Emanuela come l’Ifigenia di Euripide. Ifigenia sacrificata affinché un padre, il suo, potesse conquistare Troia. Emanuela sacrificata affinchè  un papa, il suo, potesse conquistare Varsavia.

Bruno usa la geometria, la matematica e la mitologia come strumenti per scoprire ciò che, di quanto non si vede, può essere visto.

«L’uniformità procura nausea  a tutti i sensi» (Bruno, Arte della memoria, 95)

Bruno, De monade, numero et figura: “Il cerchio è la radice di tutte le figure, principio di formazione e punto di riferimento, in sé tutte le riassume, abbraccia, inscrive, è in loro inscritto, le empie, le commisura, le uguaglia. Da questa fonte e da questo primo progenitore fluiscono le figure che, per essere chiarite, ricercano il suo foro ed il suo giusto tribunale ed in esso tutte si risolvono quando aumentano e diminuiscono: così l’orizzonte si allarga secondo l’immagine del cerchio, quando si allontana sempre più dai nostri sensi; così i corpi sembrano assumere la sua forma alla vista, mentre si vede che gli angoli si smussano ed il volto delle cose perde le differenze dei lati, assorbite nelle specie dei principi per cui dissolvendosi scompaiono dagli occhi.” 

Bruno: dalla teoria del conflitto alla teoria dei contrari, dalla ricerca dell’unità alla ricerca delle relazioni.

Bruno: il molteplice che appare se viene meno la tirannia dell’uno non porta all’anarchia perché obbedisce alla regola dell’armonia che risulta dalle relazioni. Lo stesso pensiero di Eraclito.

La ricerca dell’unità produce il molteplice delle opinioni perché frantuma l’idea della verità nel senso che porta a dire il falso su quanto la ostacola, fino a negarne l’esistenza.

Nel giro di pochi anni (1513-1591) la necessità di superare gli ostacoli posti nel frattempo alla volontà, dichiarata da Machiavelli, di inoltrarsi per «vie non trite» ha fatto sì che esse dovessero darsi più ampi spazi aprendosi all’incommensurabile e all’infinito fino a correre il rischio che ne scomparisse traccia tra le fiamme di un rogo.

Il principe di Machiavelli diventa il furioso di Bruno.

Il Rinascimento è per me ciò che l’antico Egitto era per Bruno, il tempo di un bene dimenticato.

Keplero. Misterioso nesso tra gli astri e l’arte: l’astronomo e l’artista  sono guidati dalla stessa ricerca dell’armonia.

L’armonia, in quanto manifestazione della bellezza, non ha forma.

Kant aveva capito quello che Freud nella sua risposta a Rilke dà prova di non avere capito: che il bello non è una qualità di un oggetto, ma di un sentimento puramente soggettivo nel senso che quel sentimento non viene detto bello in base a criteri di giudizio esterni ad esso; e che, in quanto tale, appartiene a tutti i soggetti, è universale perché soggettivo. Aveva però distinto il bello dal sublime e gli era sfuggito che esiste un’esperienza del bello che nasce dall’esperienza del sublime..

Che cosa è il brutto se non la perdita del bello?

La parola “bello” distrae da ciò che con essa si intende significare perché spesso il bello viene confuso con il gradevole.

Le unghie colorate delle donne sono belle perché hanno un effetto ipnotico.

Le donne non hanno forma, per questo sono belle.

Ogni sogno è una monade, dotata però di finestre.

Ciascuno nel corso della sua vita fa miliardi di pensieri, crea miliardi di immagini, vive miliardi di emozioni, compie miliardi di movimenti. Stelle fisse, pianeti, soli, comete. L’infinito del quale egli è l’irriducibile che lo misura, come il resto diurno dà la misura del sogno.

Gli Aborigeni cercano il resto diurno non nelle storie individuali, ma nella storia della collettività.

La notte abbiamo la possibilità di contemplare due celi: quello fuori di noi mentre siamo svegli e quello dentro di noi mentre dormiamo.

Se non ci fossero gli orologi non avremmo nozione del tempo, solo del divenire.

Non c’è bevanda più avvelenata di quel punch al Lete che Freud racconta il 9 settembre del 1897 di avere sorbito.

Chi ha sorbito un punch al Lete difficilmente potrà poi parlare di armonia.

Al collega che espone la teoria di Bowlby sull’importanza del caregiver nella formazione dell’Io chiedo di dirmi che differenza c’è tra il caregiver e Dio. Mi risponde sottolineando le buone intenzioni del caregiver e il suo disporsi nel rapporto su un principio di uguaglianza. Cioè non mi dice della differenza tra il caregiver e Dio, ma della differenza tra un caregiver Dio cattivo e uno Dio buono.

L’idea di un nucleo valido originario è presente nello stesso mito dell’Eden almeno nella lettura che ne fa Bacone (Hillary Gatti, Le origini della scienza nel Rinascimento, p. 269). La permanenza nel paradiso viene prima della caduta.

Ogni soggiorno in paradiso è seguito da una caduta che provoca un tale dolore da spingere ad evitare quel soggiorno o a dichiararlo inesistente o esistente nel passato o nel futuro, e tutt’altro da quello che è.

La famiglia può non essere una culla, ma una prigione.

Ad ogni abbandono si riapre un buco nero, si sveglia un mostro che giace negli abissi.

Dopo il giorno torna la notte, inevitabilmente torna la notte e tutto ciò che puoi fare è trarre dalla luce del giorno di ieri la forza di sopravvivere alla notte  e di andare incontro ad altri giorni.

La saggezza degli anziani non consiste essenzialmente nel loro sapere cose che altri non sanno e che può essere utile dire, ma nella libertà di dire cose che altri sanno e non sono in grado di dire. Consiste cioè nel fatto che compete loro la responsabilità di dire il vero.

La forza dei social: dare l’illusione di rendersi visibili agli altri e di rendersi visibili a se stessi illudendosi così di essere nati.

Cannibalismo: quello che nell’attuale pandemia ha spinto singoli e gruppi a scavalcare altri singoli e gruppi nell’accesso al vaccino e a fondare la propria salvezza  sulla morte altrui è una forma light di cannibalismo.

L’epidemia del politicamente corretto: la difesa dei diritti di alcuni comporta la negazione di diritti che dovrebbero essere di tutti.

Nella tendenza della destra non solo italiana ad ampliare la libertà di movimento in tempo di pandemia vi è qualcosa di più  dell’intenzione di privilegiare l’economia sulla salute. Vi è l’intenzione di mantenere costante la presenza di un nemico e il conseguente stato di terrore. La convinzione che il terrore indotto dalla presenza di un nemico sia lo strumento di potere e di governo di pochi è sempre appartenuta ai preti e alla destra. I primi si sono serviti e si servono dell’idea della morte per rendere costante la presenza del terrore. La seconda non ha oggi bisogno di creare il nemico perché è venuto da solo e per di più non è un nemico visibile, ma invisibile, e dunque tale da accrescere il terrore.

 Ascolto in Tv un’intervista al personaggio dichiaratamente omosessuale che ha curato le pubbliche relazioni di Giuseppe Conte. Il problema con alcuni omosessuali non è che siano tali, ma che in quanto tali alcuni di loro si sentano in diritto di dire qualsiasi sciocchezza e di accusare di omofobia che gliela faccia notare.

Ricompare Santoro in uno degli ultimi “di Martedì” di maggio: arrogante, presuntuoso, insopportabile, sciocco: confonde la democrazia con l’anarchia.

La stupidità rende onnipotenti e ben poco si può  contro il  muro della stupidità. Oggi come al tempo di Bruno: Asini asinos fricant.

Presentazione “Il trauma dimenticato” – 27 marzo 2021

Trascrizione interventi:

V. Del Bianco
G. Landoni
M. Bolko
L.A. Armando

Locandina

Presentazione del libro

IL TRAUMA DIMENTICATO

l’interpretazione dei sogni nelle psicoterapie:

storia, teoria, tecnica

FrancoAngeli Editore

di Luigi Antonello Armando e Marianna Bolko

Sabato 27 marzo 2021

Online, su piattaforma TeamLink

Introduce e coordina

Antonio Maiolino – Napoli – Psicoanalista, Direttore scientifico Scuola Esculapio

Discutono con gli autori:

Vilma Del Bianco – Roma – Psicoanalista, Docente Scuola Esculapio

Giorgio Landoni – Milano – Psicoanalista, Docente Scuola Esculapio

PER PARTECIPARE INVIARE E-MAIL A: info@scuolaesculapio.com

Presentazione online di Storicizzare Freud – 30 gennaio 2021

Presentazione online del libro di Luigi Antonello Armando “Storicizzare Freud”

SABATO 30 GENNAIO 2021 h. 17:00-19:00

Alida Cresti ne parla con l’autore

Evento gratuito su piattaforma Zoom

Per iscriversi inviare una mail a sipi.segreteria@gmail.com

I partecipanti riceveranno una mail con il link per la connessione qualche giorno prima dell’evento.

S.I.P.I. Società Italiana di Psicoanalisi Interpersonale

Via delle Belle Donne, 13 – 50123 Firenze

Settembre – Dicembre 2020

Visto Blue Jasmine di Woody Allen. Visto per caso, perché da un po’ i suoi film mi avevano stancato. In questo però ho apprezzato il modo disincantato di raccontare con qualche ironia come inseguire il successo in una società che obbedisce all’etica del successo porti alla costruzione di un falso Sé ed alla follia.

Mi regalano, e prendo a leggerlo  I leoni di Sicilia. La saga dei Florio di Stefania Auci. Stucchevole, scipito. Non riesco ad arrivare fino in fondo.

 Bellissimo invece il romanzo di Enzo Striano Il resto di niente sulla tragica vita di Eleonora de Fonseca Pimentel. Il resto di niente è niente?

Bellissimo anche Le nostre anime di notte di Kent Haruf. Un uomo e una donna, pur molto avanti nel cammino delle loro vite, si incontrano in un modo tutto loro, semplice come la scrittura del libro, ma struggente perché sull’orlo della fine. L’incontro è un bene sia per loro che per il nipote di lei oppresso da un padre assente figlio di lei. Questo bene è devastato dal perbenismo di costui e dalla sua preoccupazione che i beni della madre vadano, una volta morta, al suo anziano attuale compagno. La figura del figlio sembra rappresentare il male assoluto; assoluto perché viene dalla totale assenza della pur minima comprensione del senso di quell’incontro e di quanto di bene esso introduceva nel mondo. Nella storia di quel figlio c’era però la perdita nell’infanzia di una sorellina amata. Ed allora il male che egli rappresenta non è assoluto perché procede dal non voler mai più sapere di un bene possibile che egli ha perduto e del quale forse, proprio per non volerne sapere qualcosa, in fondo ancora sa.

I bambini sono esseri assolutamente indifesi che hanno da opporre alla cattiveria del mondo soltanto la bellezza della loro esistenza.

Il latente non è il male, ma il bene, da non confondere con l’espiazione, la riparazione, il perbenismo.

Il fango non ci sarebbe se non ci fosse stata la poggia.

Bruno, ne Lo spaccio della bestia trionfante, p. 279 dell’edizione di G. Gentile: «Nulla è assolutamente male».

Ripercorro la Critica del giudizio di Kant.  Mi colpisce quando scrive che il senso del bello è un dato puramente soggettivo e al tempo stesso universale, Universale in quanto soggettivo, soggettivo in quanto universale.

Letta la colossale (ed è solo il primo volume) autobiografia di Obama Una terra promessa.  Letta con piacere perché scritta in modo semplice e chiaro e si sente in ogni pagina la presenza del personaggio, e con interesse perché permette di comprendere la complessità di certi processi decisionali e di certi episodi dei quali sapevo solo che erano avvenuti ma non come. Tuttavia sono rimasto perplesso, in verità già lo ero per le altre cose sue che avevo letto, rispetto al suo rapporto con la religione, come quando, in visita a Rio de Janeiro, porta la moglie e le figlie a visitare il Cristo redentore sulla montagna del Corcovado e vi si ferma a pregare in silenzio con loro. Forse ci crede davvero. Allora mi sono chiesto se il rapporto con la religione non sia il filo segreto che, correndo nelle profondità della cultura americana. lega tra loro, pur nelle differenze, Obama e i suoi oppositori, Trump compreso.     

Leggo il denso e profondo piccolo libro di Carlo Levi Paura della libertà. La religione come sostituzione del significante al significato. L’ampliamento del concetto di religione. Dovrei riscrivere il capitoletto di Passaggi ponti pontefici sulle religioni che non sembrano religioni.

Dio non esiste perché, essendo eterno, non è mai nato.

La creatività di Dio non viene dal rapporto, non presuppone la recettività. Dio è dunque omosessuale. Se ne può dedurre il rischio per gli omosessuali di sentirsi Dio?

La consapevolezza delle propria impotenza può cercare il riscatto nella credenza nell’onnipotenza di Dio.

Il papa si schiera a favore non delle unioni civili delle coppie omosessuali, ma del loro costituire famiglia il che, è lecito pensare, comporta imporre loro il matrimonio religioso, come a riportare altre pecorelle nell’ovile. Inoltre, parlando di famiglia sembra parlare a favore dell’omogenitorialità.

Machiavelli critica gli Umanisti perché si affidano all’immaginazione nutrendosi di parole vuote anziché essere attenti alla realtà della cosa. Bruno dà del pedante a Lutero perché si affida a parole vuote anziché alle opere. Le parole vuote degli Umanisti e di Lutero sono il precedente delle fake news? Per comprendere il senso ultimo delle fake news bisogna rifarsi a quei loro antecedenti? La prima parola vuota è  “Dio”?  La prima fake new è l’esistenza di Dio?

Nulla sappiamo della durata del mondo umano. Sappiamo però che non è eterno. Lo vediamo esaurirsi lentamente sotto i nostri occhi. Vediamo una cultura della bellezza che lo ha costruito essere progressivamente vanificata da una cultura del falso.

Sapienza del Crstianesimo: che la madre di Gesù fosse vergine vuole dire  che non era nessuna donna viva perché nessuna donna viva può essere vergine madre. Ma anche perfidia: si è voluto indurre nelle donne il delirio di potere essere madri vergini.

La madre, che soffre per la propria volontà non cosciente di mantenere il figlio in una condizione di non essere nato perché pensa che è il solo modo di non perderlo, soffre per volerlo mantenere in quella condizione o per non essere riuscita a farlo?

Donne che ti aiutano a vivere, donne che ti fanno sognare. L’unica soluzione sarebbe la poligamia. Ma forse nella poligamia non ci sarebbero né donne che ti aiutano a vivere né donne che ti fanno sognare.

La soddisfazione del desiderio non consiste nel suo esaurimento, ma nel suo accrescimento. E’ proprio vero che una ciliegia tira l’altra.

Non esiste solo l’opposizione salute del corpo/profitto, ma anche salute della mente/profitto

V’è una differenza sostanziale tra l’esposizione di un caso clinico e l’esposizione dell’analisi di un caso clinico.

Assisto via screaming a una conferenza di Boas, uno psicoanalista americano, tenuta presso una scuola di formazione all’esercizio della psicoterapia. Parla di immaginazione e non fa distinzione tra l’immaginazione dell’analista e quella del paziente. Quando glielo faccio notare e gli chiedo se porre quell’eguaglianza non comporti una abdicazione dell’analista al ruolo, si stizzisce. Era poi in programma che supervisionasse i casi portati da due allievi. Con mia sorpresa ne interrompe a più riprese l’esposizione per chiedere ai presenti di stare venti secondi in silenzio e di dire che cosa hanno immaginato a proposito di quanto esposto dall’allievo. Per fortuna non lo ha chiesto a me. Perché se lo avesse fatto non gli avrei detto cosa avessi immaginato sul caso, ma della sua supervisione: avevo immaginato una messa perché a proposito dei  venti secondi di silenzio  mi era venuto in mente il momento della messa in cui il sacerdote pronuncia la frase “orate fratres” e invita i fedeli al silenzio.

Sostenere che l’immaginazione dell’analista e del paziente sono uguali equivale a sopprimere la prima sotto la seconda, quella che dovrebbe essere innovativa sotto quella che è ripetitiva, la musica sotto la preghiera.

E’ incredibile che la psicoanalisi sia stata considerata innovativa e rivoluzionaria anche da menti non sprovvedute e non ci si sia resi conto che è una religione in veste scientifica. Come spiegare questo enorme abbaglio? E’ l’effetto di una magia?  Della magia della forma della religione che la ha preceduta e che ha condizionato le menti per mezzo dell’educazione?

Il paziente sogna che si sta togliendo un dente. L’analista interpreta che, poiché nel togliesi il dente deve atteggiare la bocca a un ghigno, il sogno dice di un atteggiamento irridente e malevole del paziente nei suoi confronti. Ci può pure stare. Ma gli sfugge che il dente che il paziente si leva può essere lui.

Formulando il complesso edipico e portando numerosi esempi tratti dalla interpretazione dei propri sogni, Freud ritenne di avere fornito la chiave e la tecnica necessarie a percorrere una via regia verso il non cosciente. La chiave è risultata però fasulla: girava a vuoto nella toppa, sembrava  ridare valore ai sogni  come via di accesso al’ignoto, ma in realtà li rinchiudeva nella gabbia del noto definito dall’uso paradigmatico di quel complesso ed asserviva la tecnica all’intenzione di nasconderne il significato anziché svelarlo. I numerosi tentativi di liberare i sogni da quella gabbia succedutisi nel seguito della storia della psicoanalisi sono falliti nella misura in cui non ci si è separati dal paradigma senza restare per questo privi di orientamento e costretti nell’alternativa tra inventare altre chiavi anch’esse fasulle o dichiarare impossibile l’interpretazione dei sogni ed impraticabile la via regia al non cosciente.

I concetti di Sé femminile, Sé virile, Sé creativo e di sinergia sono estranei alla psicoanalisi. La teoria che le presiede è stata infatti costruita sulla base, ed anzi in funzione, della dimenticanza del Sé femminile. Inoltre Freud, e quanti hanno condiviso la sua teoria, hanno cercato di tacitare le voci della cultura che la rendevano presente trascurandole o appiattendole sugli  assunti di quella teoria anziché lasciarsene fecondare. La dimenticanza di quel Sé e l’appiattimento di quelle voci hanno generato un vuoto che chiedeva di essere riempito. Lo si è fatto sostituendo al Sé virile della donna il dato anatomico del clitoride, al suo Sé femminile il dato anatomico della vagina e al Sé virile dell’uomo il dato anatomico del pene. Non hanno dunque avuto nozione né della sinergia di quei due Sé, né di un Sé creativo reso da essa possibile. L’esito di queste sostituzioni e di queste assenze è stato la patologia della stessa psicoanalisi riconosciuta da Freud in Analisi terminabile e interminabile quando lamentòl’infrangersi della cura nello scontro con la «roccia biologica».Eglisuggerì che, per uscire vincenti da questo scontro, gli psicoanalisti avrebbero dovuto tornare ogni cinque anni in analisi. Ma rinnovare un percorso orientato da una teoria che conduce a quello scontro non può fare altro che riproporlo. Tuttavia nel suggerimento di Freud era accennata la consapevolezza della necessità di modificare l’iter formativo dello psicoanalista, cosa però possibile solo se la psicoanalisi si lascia fecondare dalle voci della cultura che ha cercato di appiattire sui propri assunti.

Fagioli aveva intuito l’importanza della sinergia di Sé femminile e Sé virile quando, agli inizi, aveva parlato della coppia terapèutica come fattore di cura. Poi però aveva inteso quei due Sé come costituti dalla coppia composta da lui e dalla sua partner del momento. L’intuizione era diventata una polpetta avvelenata per le sue partner e per i suoi fans.

Winnicott giunge a riconoscere che l’stinto di morte ripropone il pensiero biblico del peccato originale, ma non riconosce che lo ripropone anche il concetto di conflitto originario.

La storia del movimento psicoanalitico fornisce  l’immagine di un corpo astrale esploso in innumerevoli frammenti vaganti in uno spazio vuoto.

Il kleinismo è una teoria paranoica e l’oggetto della sua paranoia è il bambino.

La parola a Bruno. Ne Lo spaccio della bestia trionfante auspica si dia fine a «quella poltronesca setta di pedanti che senza ben fare secondo la legge divina e naturale si stimano e vogliono essere stimati religiosi grati a’ dei, e dicono che il fare bene è bene e il fare male è male; ma non per ben che si faccia o mal che non si faccia si viene ad esser degno e grato a’dei; ma per sperare e credere secondo il catechismo loro».

E’ giunto il momento di restringere l’uso della parola psicoanalisi a significare la teoria di Freud  e della sua scuola, e per il resto parlare di “ricerca sul non cosciente”

Di giorno vedo un film, leggo un libro, ascolto un discorso e li comprendo in un modo. Poi viene un sogno a farmeli comprendere in un altro modo. Ciò che non era cosciente nella veglia diventa cosciente nel sogno.

Paradosso: vorrei che le cose che scrivo fossero apprezzate, ma temo che se lo fossero vorrebbe dire che non valgono quanto io presumo, Il fantasma dell’abbandono, dell’interruzione, del poter precipitare nel’abisso del nulla, accompagna in ogni momento la scrittura, si cela in ogni tratto della penna che lascia posto a un altro, tutte le volte che il dito si toglie da un tasto del computer per passare a un altro.

Aprile – Agosto 2020

Leggo Sommersi e salvati di Primo Levi. Primo Levi si è scontrato, e ne è stato travolto, con l’impossibilità di comunicare un orrore che non è possibile comunicare.

Leggo Il seminario perpetuo. Il tardo e ultimo Lacan, di Gioele Cima. Un lavoro di grande impegno, sapientemente strutturato, pacatamente critico. Non è che abbia capito tutto, ma quanto ho capito mi ha confermato nella mia idiosincrasia nei confronti del pensiero di Lacan. Il procedere sincopato della sua prosa, e della sua prassi, mi ha fatto pensare, forse a sproposito, agli scatti isterici con cui Hitler accompagnava i suoi discorsi.

Somiglianza e diversità tra l’oratoria di Hitler e quella di Mussolini. Ambedue inseriscono nei loro discorsi momenti che non appartengono al discorso in quanto sono puramente scenografici e possono essere definiti isterici nel loro essere fatti di scatti improvvisi. Gli scatti improvvisi dei discorsi di Mussolini sono preceduti da pause che in quelli di Hitler mancano.

Ho pensato che il personaggio di Trump potesse avere un precedente in Bob Cheeney, l’onnipotente vice di Bush jr. Così ho ripensato a un film su di lui intitolato, appunto, Vice. Il regista ne fa un personaggio shakespeariano e introduce nel film un dialogo tra lui e la moglie che riproduce quasi alla lettera il dialogo del Macbeth in cui Lady Macbeth seduce il marito a compiere il crimine che consegnerà nelle sue mani il regno di Scozia. Allora mi sono andato a rileggere, dopo tanto tempo, sia il Macbeth che il Riccardo III di Shakespeare nella bella e ormai introvabile edizione sansoniana del suo teatro. La ricerca del potere per risolvere una loro deformità, caratteriale in Macbeth, apparentemente fisica in Riccardo, è sostenuta dall’odio nei confronti di ciò che ne dà la misura: della virtù di un re nel caso di Macbeth, di un rapporto uomo-donna felice nel caso di Riccardo. Su queste cose di più in un dialogo, Una tempesta più che perfetta, che si può trovare in internet: http://www.journal-psychoanalysis.eu/una-tempesta-piu-che-perfetta/

Si può prevedere che, se vincerà Trump alle prossime elezioni americane, l’Europa finirà con il frantumarsi in una quantità di piccoli stati schiacciata sotto il peso dell’America first, che si aggiungerà un altro episodio alla storia della sequenza degli imperi descritta dagli autori antichi.

Intermezzo “poetico”: In Italia ci sono tanti trumpini/uno di loro si chiama salvini.

Ho visto un film di fantascienza, Waterworld, con K. Costner. Là per là sembrava la solita cazzata, ma poi no. Raccontava che i ghiacci dei poli si erano sciolti e il mondo era stato invaso dai mari. Un diluvio universale, soltanto una terra era rimata emersa. La via per raggiungerla era però tracciata solo su una mappa tatuata sulla schiena di una bambina. Uomini violenti la cercano: vogliono strapparle la pelle dalla schiena per disporre della mappa. Il protagonista, Costner, è un uomo-pesce che inizialmente non vuole saperne, ma poi è conquistato, umanizzato da lei. La salva dagli uomini violenti e insieme, con altri, raggiungono la terra rimasta emersa. Ancora una rappresentazione di quanto possa la sinergia di femminile e virile.

Paradosso: la castrazione è non riuscire a vivere una dimensione femminile. Il castrato, uomo o donna che sia, è chi non riesce ad essere donna. Questo perché la donna è nata prima dell’uomo: nel senso che, mentre Adamo dorme, ella fuoriesce da lui come se fosse un sogno e lui, quando si sveglia, se la trova davanti già sveglia. Su questo, di più nel penultimo capitolo, intitolato “Desiderio e cultura”, di Storicizzare Freud.

Nel saggio sulla femminilità Freud compie lo stesso percorso che nel caso di Dora: come restando chiuso in una forma di solipsismo, in quel saggio non gli interessa la femminilità così come in quel caso non gli interessa Dora, ma la conferma della sua teoria.

Freud ne L’Io e l’Es completa il discorso sull’Edipo parlando di un Edipo capovolto, quello per cui il bambino amerebbe il padre ed odierebbe la madre. Ma il fatto che il bambino ami il padre non ha in sé nulla di negativo, anzi lo porta ad esprimere la propria disposizione femminile, e non è affatto detto che l’amore per il padre comporti l’odio per la madre. Che sia così dipende dal comportamento della madre, dall’eventualità che lei non sia abbastanza donna da amare che il bambino ami il padre.

Visto uno spezzone, non di più, di una performance di Recalcati su Rai tre. Importanza della scenografia: le parole dello psicoanalista non sono rese credibili dai loro contenuti, ma dalla scenografia che fa loro da sfondo. Essa induce una regressione a una sorta di stato ipnotico che rende disponibili a bersi come buono di tutto. Quella scenografia equivale alla piazza vuota che fa da sfondo alla recita del pontefice nei giorni del lockdown.

La Chiesa romana ha usato la peste come metafora del dissenso protestante che nel 1500 ha infranto l’unità dell’Europa cristiana. Si può usare la peste come metafora del silenzio da essa imposto nel 1500 ad altre forme di dissenso che investivano anche il dissenso protestante.

L’eretico può venire accusato di essere orgoglioso del suo essere eretico e corre il pericolo di essere orgoglioso di essere considerato eretico.

Leggo La salute circolare di Ilaria Capua, e mi viene di aggiungervi questo pensiero. L’origine del Coronavirus va datata al momento in cui Dio cacciò Adamo ed Eva dal paradiso terrestre affinché non cogliessero i frutti dell’albero della vita impedendo loro di creare e condannandoli a un produrre che, sotto l’impulso della ricerca di una soddisfazione che il produrre non poteva dare, sarebbe travalicato in uno sfruttamento delle sue stesse fonti che avrebbe rotto gli equilibri nei quali il virus restava catturato e viveva tranquillo e trattenuto dal compiere lo spillover.

L’insistenza con la cui si parla del virus come nemico invisibile può servire a nascondere l’esistenza di altri nemici invisibili, alcuni dei quali responsabili del libero scorrazzare del virus.

La movida, cui i giovani si sono dati non appena il coronavirus è parso acquietarsi un poco, ricorda le danze macabre che si tenevano del Medioevo in tempo di peste, ma non ha l’eleganza che esse hanno nei dipinti di Hieronymus Bosch.

Ho conosciuto molto tempo fa, e poi occasionalmente rincontrato, un uomo nei confronti del quale ho fatto l’esperienza dell’incomunicabilità, cioè ho avvertito che egli esprimeva qualcosa che impediva la comunicazione, come fosse avvolto da una nube che lo rendeva inaccessibile. Poi ho scoperto che la sua unica figlia si era suicidata. Che con lui mi fosse impossibile comunicare non mi ha scalfito, lo ho solo avvertito, perché non è che lo amassi. Ma la figlia lo amava.

Storie interrotte. Tempi ormai spesi. Storie che non c’è modo di farle andare diversamente da come sono andate. Storie che sono come tanti ponti Morandi, ma per le quali non c’è ricostruzione. Storie che finiscono sul vuoto.

La distanza che si stabilisce tra due partner di un rapporto una volta questo finito è spesso direttamente proporzionale alla vicinanza che avevano vissuto quando era vivo.

Pensare, scrivere, scavare per approfondire e chiarire: è come avviarsi lungo una strada senza fine. Ars longa, vita brevis.

Lo scorso agosto, cioè un anno fa, ho incontrato per caso al baretto che spesso frequento una giovane donna. Lei ha poi scritto del nostro incontro, di come è avvenuto e di cosa ci siamo detto. Di lei so che si chiama Irene, Irene Barcarolo, che vive da qualche parte nell’Italia del Nord, che le piace viaggiare ed evidentemente anche scrivere. Di più di lei non so, né la ho più vista. Ha intitolato quanto ha scritto “Della meraviglia e degli Dei”. Quanto ha scritto di quell’incontro e di me mi è piaciuto e mi ha fatto bene. Lo pubblico così come è, con il suo permesso, tra le bollicine perché vale assai più di una bollicina, e per gratitudine.

Incontro con Antonello Armando alla Gelateria Giolitti il primo agosto duemiladiciannove

Nella Gelateria Giolitti fanno lo zabaione come non lo fa nessuno mi hanno detto ma io c’ho caldo e allora ho preso la granita al caffè e non ce la volevo la panna che con vent’otto gradi fuori fa ricotta invece il signor Claudio la panna ce l’ha voluta mettere lo stesso e c’aveva ragione perché é la fine del mondo.

Pago al santino di Totti autografato scolorito, inchiodato alla parete di legno vicino alla cassa e mi siedo fuori, sola.

Fuori ci sono sei tavoli rotondi scrostati, con le sedie di quelle con il filo di plastica arancione intrecciato, con lo sporco nero incrostato nelle giunture che ormai fa parte della struttura portante, come le gambe e lo schienale. È lo sporco che le tiene su.

Mi siedo, vicino a me signore intente a mangiare il gelato senza mordere la cialda del biscotto a forma di cannuccia per paura che cada la dentiera, posata sul piattino della coppa cola appiccicoso sul tavolo. Si ripetono a vicenda cinque o sei volte quanto buono sia il gelato prendendo una salvietta per pulirsi la bocca e le dita nodose e curve ad ogni assaggio.

Antonello stava in piedi guardando i sei tavolini tutti occupati e io, turista di passaggio, da sola, mai avrei potuto privare un cliente affezionato della sua poltrona alla gelateria Giolitti.

Così lo invito a sedersi con me e parlammo della Meraviglia e degli Dei.

La nostra conversazione non é quella di due persone con la stessa conoscenza del mondo né la stessa dialettica.

Antonello non parlava come me, con i pensieri che affiorano a pelo d’acqua qua e là come pesci in un fiumiciattolo quando butti qualche briciola. Guizzi e spruzzi di un discorso che non so fare sul mondo sulle cose sulla vita e sul suo senso, il mio é un sentire molto difficile da dire e lucido a momenti. Antonello invece parla come una persona che ci ha speso la vita sopra e parla come una persona che ci ha scritto e riscritto e quando scrivi, i pensieri diventano chiari non solo a te ma anche agli altri, allora é proprio vero che qualcosa hai capito.

-La meraviglia degli uomini é ciò che sta al principio della vita. Sapersi meravigliare, accorgersi e predisporsi ad accogliere la meraviglia può essere particolarmente raro per chi non ha occhi. E tale rarità non deriva dalla rarità nel trovare buone meraviglie, ogni attimo contiene in sé buone meraviglie ma la gente, dicevo, ha perso gli occhi.

Più spesso la gente si meraviglia per le cose sbagliate.

-Cosa intende per cose sbagliate?

Ti piace Salvini? Stupisce la gente quello che dice, quest’idea del chiudere i porti trova molto seguito. Quando le idee deliranti personali diventano le idee deliranti condivise da una comunità che si meraviglia per la loro forza e attribuisce loro una valenza magica, salvifica, è meraviglia per le cose sbagliate. Quando un’azione, una parola, un’idea assume una connotazione magica sotto la quale l’immaginazione di un concetto si incrementa, questa è una meraviglia per le cose sbagliate.

-Come il Nazismo?

-Sì, anche! La storia ci dà molti esempi.

Dici, senza saperlo, quello che dicevano gli antichi. Gli Dei stanno in ogni cosa. Sorrido sapendo di aver detto una cosa bella e interessante.

E cosa fai quando vedi gli Dei?

Niente, mi meraviglio. Rispondo

Ma per vederli bisogna imparare ad aspettare. A volte arrivano all’improvviso mentre stai facendo altro. Se invece li stai cercando devi aspettare. E anche ad aspettare mi alleno viaggiando da sola.

-Le persone si scocciano tanto ad aspettare. O si annoiano e si scocciano o si annoiano e cercano un diversivo.

Esatto!

E se poi le persone devono aspettare da sole si scocciano il doppio perché si annoiano di loro stesse. Non sanno stare in loro compagnia, non sanno cosa dirsi.

Ecco perché annegano gli occhi nello schermo del cellulare, per trovare qualcosa di interessante fuori di sé. Ogni volta che si apre il discorso sul rapporto tra i giovani e il cellulare temo sfoci in qualche frase pesante trita e ritrita che inizia con “ai miei tempi” e non so come vada a finire perché non l’ascolto.

Ma Antonello parla di filosofia, non di cellulari, di oggi non di ieri.

-Anche a me piacciono molto le attese, quando vado a trovare mio figlio a Ginevra ci vado in treno. Mi piacciono le stazioni.

-Anche a me piacciono le stazioni. E il viaggio in sé, a volte mi è piaciuto più della vacanza. Vedere il panorama cambiare dietro al finestrino, rendermi conto delle distanze che intercorrono tra i luoghi e lo spazio che si trasforma quanto più velocemente il treno scorre sulle rotaie, le ruote sull’asfalto, le gambe che calpestano le calli di Venezia.

Traduco quello che mi succede in spazio. Capita spesso, un po’ mi alleno fino a che mi viene anche naturale ora.

-Ricordo con affetto il viaggio fatto a Venezia quando avevo una ventina d’anni da solo. Stavo in un ostello vicino a Rialto. È una città che predispone a pensare e ad accorgersi, a meravigliarsi e a trovare l’inatteso.

-Una delle cose che mi piace di più di Venezia è il suo potere livellante. Intendo dire che è una città alla quale non interessa che tu abbia la macchina più comoda e potente la moto più fiammeggiante salta coda, che tu sia abituato a chiamare il taxi perché così non ti devi preoccupare di come muoverti. Venezia ti fa camminare! E così più ricco è chi ha le gambe buone, scarpe comode, fiato e orientamento.

-Ognuno lo fa in modo diverso però. Anche io quando lei è arrivato stavo guardando il telefono ma stavo scrivendo appunti perché non ho nulla su cui scrivere.

-cerco di salvarmi. Passo molto tempo anche io annegata nel telefono

-Te la do io carta penna.

Come ti chiami?

-Irene. Lei?

-Te la do io carta e penna, Irene.

La gente crede di informarsi leggendo notizie inutili e senza critica, crede di essere partecipe vedendo cosa fanno e dicono gli altri. Crede di scoprire cose nuove, si meraviglia della magia della tecnologia che tutto può e potrà sempre di più senza che nessuno sappia come.

-Ho avuto un professore all’università che ci parlava della folle supremazia della tecnica. Una religione che ci allontana dal senso dandoci in pasto significati della realtà senza più trovarne un Senso, che ci dà nuovi oggetti da idolatrare.

Non mi ricordo più cosa ci siamo detti Antonello ed io, abbiamo parlato per ore seduti come vecchi amici sul plateatico mentre il sole iniziava a tramontare e i pensieri diventavano parole che zampillavano come acqua fresca sotto la calura di una Roma ad agosto, trascinata con le vesciche ai piedi e la pelle appiccicosa sotto l’abito bianco.

-Mi permetta di offrirle la granita Irene, ma gliel’ha messa la panna Claudio vero?

-L’ho già pagata Antonello, manca il te al limone ma non si disturbi

-Pago tutto Claudio e per favore dammi anche una bottiglia di vino da portare via.

Roma torna intorno a me rumorosa e veloce mentre esco dalla bolla di un momento, mentre metto in tasca un sassolino rotondo che faccio giocare tra le dita.

-La accompagno a prendere l’autobus così questo momento dura ancora un po’, mi permette?

Marzo 2020

La sera del 27 ho ascoltato, e soprattutto visto, in TV l’omelia pronunciata dal pontefice in occasione della pandemia davanti a una piazza San Pietro vuota. Dico “visto” perché si è trattato di un grande spettacolo teatrale, una scenografia di perfezione e suggestività inarrivabili che può far vergognare le altre che la TV offre.

Ancora una volta il pontefice fa il pontefice, fa quello che facevano gli ingegneri etruschi secoli or sono: getta un ponte su un  passaggio che questa volta è il passaggio dell’umanità tutta attraverso una catastrofe. Il ponte è quello spettacolo teatrale, quel rito.

La potenza del rito sta nel rendere reale ciò che non lo è. E’ irreale attendersi l’aiuto divino invocato dal pontefice e da lui offerto all’umanità perché possa passare attraverso una catastrofe; eppure lo spettacolo teatrale,  il rito, hanno l’effetto reale di rendere quell’aiuto credibile. Suscitano una emozione che di per sé non ha oggetto, ma, essendo tu costretto per non lasciatene portare troppo lontano a dargliene uno, lo trova in chi l’officiante del rito indica.

Anche la scienza tenta di gettare un ponte su quel passaggio. Lo fa, come le è proprio, ricorrendo alla magia dei numeri, sciorinando tutte le sere, non davanti a un’immensa piazza vuota, ma davanti a una squallida scrivania, come grani di un rosario, i numeri dei contagiati, dei guariti e dei morti. La sua è una magia che crea assuefazione e indifferenza, quella del pontefice si accompagna al fumo degli incensi a indirizzare verso quanto egli chiama fede.

Coloro che costruiscono il ponte della fede per passare attraverso la catastrofe generata da un virus sono gli stessi che lo hanno prodotto ed ora se ne servono per farsi venerare.

«Perché avete paura, non avete fede?» E’ il leit motiv dell’omelia del pontefice davanti alla immensa piazza vuota. Ed è vero, la paura dipende dalla mancanza di fede, come la malattia dipende dall’avere dimenticato e perso il trauma della meraviglia. Ma sono preti, ti ingannano, dicono una cosa vera per fartene accettare una che ha la sola verità di procurare un loro vantaggio che è quello di non perdere loro la capacità di avere fede che hanno barattato con quella di meravigliarsi. Compiono infatti una sorta di triangolazione. Parlano di fede in dio per proporre di avere fede e obbedienza in loro stessi.

La religione, che impone agli esseri umani di barattare la creatività con la produttività, è stata un potente incentivo a violentare una natura che si vendica producendo quella peste che chi la ha prodotta si offre di curare a proprio vantaggio.

Imponendo agli esseri umani di barattare la creatività con la produttività, la religione li ha incamminati verso un delirio di onnipotenza che nell’intento di dominare la natura li ha condotti vicini a distruggerla ed ora si propone come argine a questo delirio.

Il coronavirus è l’agente della vendetta di una natura sfruttata e violentata.

Tutti parlano della necessità dopo la catastrofe di pensare alla ricostruzione, ma ben pochi, e comunque inascoltati, parlano  della necessità di cambiare e di come possa essere pericoloso e cieco  voler ricostruire, come ciò possa portare a una maggior catastrofe dopo la quale non ci sarà nulla da ricostruire.

Nell’iniziale intenzione di Boris Johnson di lasciar correre l’epidemia rispuntano il malthusianesimo e l’eugenetica come metodo per realizzare uno stato perfetto e duraturo. Si riaffaccia l’anima nazista del mondo anglosassone descritta da Roth e da Ishiguro.

Un’idea può essere che la peste che Boccaccio aveva presente nello scrivere il Decamerone fosse il Cristianesimo. Se fosse così, bisognerebbe comprendere perché l’antidoto che egli propone contro la peste è il conversare di garzoni e donzelle.

L’epidemia funge, nei confronti di quanto posto in essere da un’umanità che ha barattato la creatività con la produzione, come quel mezzo di contrasto che si cerca per riconoscere il virus che la provoca. E’ come una lente di ingrandimento, un mezzo di rilevamento. In generale, porta a renderci conto delle cose che facevamo e a interrogarci sul loro valore. Forse può far sì che, se molti erano quelli che vedono pochi quelli che sentono,  molti divengano quelli che sentono pochi quelli che vedono.

L’essere è il nulla.

Letto di Sandor Màrai, La donna giusta. Sullo sfondo della catastrofe della società ungherese con la seconda guerra mondiale, trasferisce la dialettica hegeliana servo padrone nel rapporto uomo donna. Il senso di colpa porta il padrone ad annullarsi per riscattare il servo che non lo perdona di dovere a lui il proprio riscatto, e così naufragano tutti e due nel nulla.

Visto la sera del 23 un film di Clint Eastwood, La tela del ragno. Un omosessuale uccide una donna per donarne il cuore a un uomo malato di cuore che non lo corrispondeva come se imputasse la sua indifferenza nei propri confronti al fatto di essere senza un cuore di donna; ma, appena costui ottiene un tal cuore, punisce l’omosessuale che glielo aveva fatto avere innamorandosi di una donna  che è la sorella di quella di cui ora aveva il cuore. Ancora una volta Eastwood propone pensieri inconsueti e profondi che da lui non ti aspetteresti. Possibile che, oltre tutto, abbia intuito il rapporto tra immagine e figura, quello stesso rapporto tra Qara Kotz e il suo specchio di cui parla Rushdie ne L’incantatrice di Firenze, ma di cui già tanto tempo fa parlava Dante mettendo accanto a Beatrice la donna dello schermo?

Paradosso: infrangere le regole per trovare una regola.

Intellettuale può a buon diritto dirsi chi riesce a sollevare il capo oltre gli schemi della cultura vigente.

Intellettuale può a buon diritto dirsi chi porta la propria mente oltre i luoghi comuni della cultura vigente accedendo così a un libero spazio ed essendo disposto a pagare il prezzo di una se non altro parziale solitudine per poter pensare. E’ sempre un eretico, un escluso da una comunità che fonda la propria sopravvivenza sulla condivisione e sulla solidità dei luoghi comuni.