Settembre – Dicembre 2020

Visto Blue Jasmine di Woody Allen. Visto per caso, perché da un po’ i suoi film mi avevano stancato. In questo però ho apprezzato il modo disincantato di raccontare con qualche ironia come inseguire il successo in una società che obbedisce all’etica del successo porti alla costruzione di un falso Sé ed alla follia.

Mi regalano, e prendo a leggerlo  I leoni di Sicilia. La saga dei Florio di Stefania Auci. Stucchevole, scipito. Non riesco ad arrivare fino in fondo.

 Bellissimo invece il romanzo di Enzo Striano Il resto di niente sulla tragica vita di Eleonora de Fonseca Pimentel. Il resto di niente è niente?

Bellissimo anche Le nostre anime di notte di Kent Haruf. Un uomo e una donna, pur molto avanti nel cammino delle loro vite, si incontrano in un modo tutto loro, semplice come la scrittura del libro, ma struggente perché sull’orlo della fine. L’incontro è un bene sia per loro che per il nipote di lei oppresso da un padre assente figlio di lei. Questo bene è devastato dal perbenismo di costui e dalla sua preoccupazione che i beni della madre vadano, una volta morta, al suo anziano attuale compagno. La figura del figlio sembra rappresentare il male assoluto; assoluto perché viene dalla totale assenza della pur minima comprensione del senso di quell’incontro e di quanto di bene esso introduceva nel mondo. Nella storia di quel figlio c’era però la perdita nell’infanzia di una sorellina amata. Ed allora il male che egli rappresenta non è assoluto perché procede dal non voler mai più sapere di un bene possibile che egli ha perduto e del quale forse, proprio per non volerne sapere qualcosa, in fondo ancora sa.

I bambini sono esseri assolutamente indifesi che hanno da opporre alla cattiveria del mondo soltanto la bellezza della loro esistenza.

Il latente non è il male, ma il bene, da non confondere con l’espiazione, la riparazione, il perbenismo.

Il fango non ci sarebbe se non ci fosse stata la poggia.

Bruno, ne Lo spaccio della bestia trionfante, p. 279 dell’edizione di G. Gentile: «Nulla è assolutamente male».

Ripercorro la Critica del giudizio di Kant.  Mi colpisce quando scrive che il senso del bello è un dato puramente soggettivo e al tempo stesso universale, Universale in quanto soggettivo, soggettivo in quanto universale.

Letta la colossale (ed è solo il primo volume) autobiografia di Obama Una terra promessa.  Letta con piacere perché scritta in modo semplice e chiaro e si sente in ogni pagina la presenza del personaggio, e con interesse perché permette di comprendere la complessità di certi processi decisionali e di certi episodi dei quali sapevo solo che erano avvenuti ma non come. Tuttavia sono rimasto perplesso, in verità già lo ero per le altre cose sue che avevo letto, rispetto al suo rapporto con la religione, come quando, in visita a Rio de Janeiro, porta la moglie e le figlie a visitare il Cristo redentore sulla montagna del Corcovado e vi si ferma a pregare in silenzio con loro. Forse ci crede davvero. Allora mi sono chiesto se il rapporto con la religione non sia il filo segreto che, correndo nelle profondità della cultura americana. lega tra loro, pur nelle differenze, Obama e i suoi oppositori, Trump compreso.     

Leggo il denso e profondo piccolo libro di Carlo Levi Paura della libertà. La religione come sostituzione del significante al significato. L’ampliamento del concetto di religione. Dovrei riscrivere il capitoletto di Passaggi ponti pontefici sulle religioni che non sembrano religioni.

Dio non esiste perché, essendo eterno, non è mai nato.

La creatività di Dio non viene dal rapporto, non presuppone la recettività. Dio è dunque omosessuale. Se ne può dedurre il rischio per gli omosessuali di sentirsi Dio?

La consapevolezza delle propria impotenza può cercare il riscatto nella credenza nell’onnipotenza di Dio.

Il papa si schiera a favore non delle unioni civili delle coppie omosessuali, ma del loro costituire famiglia il che, è lecito pensare, comporta imporre loro il matrimonio religioso, come a riportare altre pecorelle nell’ovile. Inoltre, parlando di famiglia sembra parlare a favore dell’omogenitorialità.

Machiavelli critica gli Umanisti perché si affidano all’immaginazione nutrendosi di parole vuote anziché essere attenti alla realtà della cosa. Bruno dà del pedante a Lutero perché si affida a parole vuote anziché alle opere. Le parole vuote degli Umanisti e di Lutero sono il precedente delle fake news? Per comprendere il senso ultimo delle fake news bisogna rifarsi a quei loro antecedenti? La prima parola vuota è  “Dio”?  La prima fake new è l’esistenza di Dio?

Nulla sappiamo della durata del mondo umano. Sappiamo però che non è eterno. Lo vediamo esaurirsi lentamente sotto i nostri occhi. Vediamo una cultura della bellezza che lo ha costruito essere progressivamente vanificata da una cultura del falso.

Sapienza del Crstianesimo: che la madre di Gesù fosse vergine vuole dire  che non era nessuna donna viva perché nessuna donna viva può essere vergine madre. Ma anche perfidia: si è voluto indurre nelle donne il delirio di potere essere madri vergini.

La madre, che soffre per la propria volontà non cosciente di mantenere il figlio in una condizione di non essere nato perché pensa che è il solo modo di non perderlo, soffre per volerlo mantenere in quella condizione o per non essere riuscita a farlo?

Donne che ti aiutano a vivere, donne che ti fanno sognare. L’unica soluzione sarebbe la poligamia. Ma forse nella poligamia non ci sarebbero né donne che ti aiutano a vivere né donne che ti fanno sognare.

La soddisfazione del desiderio non consiste nel suo esaurimento, ma nel suo accrescimento. E’ proprio vero che una ciliegia tira l’altra.

Non esiste solo l’opposizione salute del corpo/profitto, ma anche salute della mente/profitto

V’è una differenza sostanziale tra l’esposizione di un caso clinico e l’esposizione dell’analisi di un caso clinico.

Assisto via screaming a una conferenza di Boas, uno psicoanalista americano, tenuta presso una scuola di formazione all’esercizio della psicoterapia. Parla di immaginazione e non fa distinzione tra l’immaginazione dell’analista e quella del paziente. Quando glielo faccio notare e gli chiedo se porre quell’eguaglianza non comporti una abdicazione dell’analista al ruolo, si stizzisce. Era poi in programma che supervisionasse i casi portati da due allievi. Con mia sorpresa ne interrompe a più riprese l’esposizione per chiedere ai presenti di stare venti secondi in silenzio e di dire che cosa hanno immaginato a proposito di quanto esposto dall’allievo. Per fortuna non lo ha chiesto a me. Perché se lo avesse fatto non gli avrei detto cosa avessi immaginato sul caso, ma della sua supervisione: avevo immaginato una messa perché a proposito dei  venti secondi di silenzio  mi era venuto in mente il momento della messa in cui il sacerdote pronuncia la frase “orate fratres” e invita i fedeli al silenzio.

Sostenere che l’immaginazione dell’analista e del paziente sono uguali equivale a sopprimere la prima sotto la seconda, quella che dovrebbe essere innovativa sotto quella che è ripetitiva, la musica sotto la preghiera.

E’ incredibile che la psicoanalisi sia stata considerata innovativa e rivoluzionaria anche da menti non sprovvedute e non ci si sia resi conto che è una religione in veste scientifica. Come spiegare questo enorme abbaglio? E’ l’effetto di una magia?  Della magia della forma della religione che la ha preceduta e che ha condizionato le menti per mezzo dell’educazione?

Il paziente sogna che si sta togliendo un dente. L’analista interpreta che, poiché nel togliesi il dente deve atteggiare la bocca a un ghigno, il sogno dice di un atteggiamento irridente e malevole del paziente nei suoi confronti. Ci può pure stare. Ma gli sfugge che il dente che il paziente si leva può essere lui.

Formulando il complesso edipico e portando numerosi esempi tratti dalla interpretazione dei propri sogni, Freud ritenne di avere fornito la chiave e la tecnica necessarie a percorrere una via regia verso il non cosciente. La chiave è risultata però fasulla: girava a vuoto nella toppa, sembrava  ridare valore ai sogni  come via di accesso al’ignoto, ma in realtà li rinchiudeva nella gabbia del noto definito dall’uso paradigmatico di quel complesso ed asserviva la tecnica all’intenzione di nasconderne il significato anziché svelarlo. I numerosi tentativi di liberare i sogni da quella gabbia succedutisi nel seguito della storia della psicoanalisi sono falliti nella misura in cui non ci si è separati dal paradigma senza restare per questo privi di orientamento e costretti nell’alternativa tra inventare altre chiavi anch’esse fasulle o dichiarare impossibile l’interpretazione dei sogni ed impraticabile la via regia al non cosciente.

I concetti di Sé femminile, Sé virile, Sé creativo e di sinergia sono estranei alla psicoanalisi. La teoria che le presiede è stata infatti costruita sulla base, ed anzi in funzione, della dimenticanza del Sé femminile. Inoltre Freud, e quanti hanno condiviso la sua teoria, hanno cercato di tacitare le voci della cultura che la rendevano presente trascurandole o appiattendole sugli  assunti di quella teoria anziché lasciarsene fecondare. La dimenticanza di quel Sé e l’appiattimento di quelle voci hanno generato un vuoto che chiedeva di essere riempito. Lo si è fatto sostituendo al Sé virile della donna il dato anatomico del clitoride, al suo Sé femminile il dato anatomico della vagina e al Sé virile dell’uomo il dato anatomico del pene. Non hanno dunque avuto nozione né della sinergia di quei due Sé, né di un Sé creativo reso da essa possibile. L’esito di queste sostituzioni e di queste assenze è stato la patologia della stessa psicoanalisi riconosciuta da Freud in Analisi terminabile e interminabile quando lamentòl’infrangersi della cura nello scontro con la «roccia biologica».Eglisuggerì che, per uscire vincenti da questo scontro, gli psicoanalisti avrebbero dovuto tornare ogni cinque anni in analisi. Ma rinnovare un percorso orientato da una teoria che conduce a quello scontro non può fare altro che riproporlo. Tuttavia nel suggerimento di Freud era accennata la consapevolezza della necessità di modificare l’iter formativo dello psicoanalista, cosa però possibile solo se la psicoanalisi si lascia fecondare dalle voci della cultura che ha cercato di appiattire sui propri assunti.

Fagioli aveva intuito l’importanza della sinergia di Sé femminile e Sé virile quando, agli inizi, aveva parlato della coppia terapèutica come fattore di cura. Poi però aveva inteso quei due Sé come costituti dalla coppia composta da lui e dalla sua partner del momento. L’intuizione era diventata una polpetta avvelenata per le sue partner e per i suoi fans.

Winnicott giunge a riconoscere che l’stinto di morte ripropone il pensiero biblico del peccato originale, ma non riconosce che lo ripropone anche il concetto di conflitto originario.

La storia del movimento psicoanalitico fornisce  l’immagine di un corpo astrale esploso in innumerevoli frammenti vaganti in uno spazio vuoto.

Il kleinismo è una teoria paranoica e l’oggetto della sua paranoia è il bambino.

La parola a Bruno. Ne Lo spaccio della bestia trionfante auspica si dia fine a «quella poltronesca setta di pedanti che senza ben fare secondo la legge divina e naturale si stimano e vogliono essere stimati religiosi grati a’ dei, e dicono che il fare bene è bene e il fare male è male; ma non per ben che si faccia o mal che non si faccia si viene ad esser degno e grato a’dei; ma per sperare e credere secondo il catechismo loro».

E’ giunto il momento di restringere l’uso della parola psicoanalisi a significare la teoria di Freud  e della sua scuola, e per il resto parlare di “ricerca sul non cosciente”

Di giorno vedo un film, leggo un libro, ascolto un discorso e li comprendo in un modo. Poi viene un sogno a farmeli comprendere in un altro modo. Ciò che non era cosciente nella veglia diventa cosciente nel sogno.

Paradosso: vorrei che le cose che scrivo fossero apprezzate, ma temo che se lo fossero vorrebbe dire che non valgono quanto io presumo, Il fantasma dell’abbandono, dell’interruzione, del poter precipitare nel’abisso del nulla, accompagna in ogni momento la scrittura, si cela in ogni tratto della penna che lascia posto a un altro, tutte le volte che il dito si toglie da un tasto del computer per passare a un altro.

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