Ottobre 2019

Perché e come la parola “estetica”, che indica anzitutto l’aspetto della filosofia riguardante il rapporto tra i sensi e il mondo esterno, è giunta a indicare l’aspetto della filosofia riguardante l’arte in quanto elaborazione di quel rapporto volta ad incidere sul mondo interno?

Così, all’improvviso, mi accade di “sentire” il senso profondo di un frammento di Eraclito che avevo fin qui recepito solo razionalmente: «Mettendoti a viaggiare non scoprirai mai i confini della psiche, anche se tu dovessi percorre ogni sentiero: tanto è profondo il suo logos». Mi accade quando mi risuona in mente ciò che Freud dice sull’”ombelico del sogno”. Egli dice che è inattingibile ed ha ragione. Solo che non si tratta di un ombelico, di una realtà puntuale. Si tratta piuttosto del fatto che ogni sogno, al di là di quanto di esso si può comprendere, affaccia su un mondo dentro di noi la cui profondità equivale a quella che ci stupisce quando in una notte stellata ci stupiamo contemplando il cielo sopra di noi e i cui confini, come quelli del cielo, non potremo mai raggiungere perché forse non esistono.

Un sogno viene a dirmi cosa significa “razionalismo” e perché non può altro che scalfire la superficie delle cose fermandosi al loro esterno. Quel sogno mi dice che è perché si attiene per natura e definizione ai dati del senso che restituiscono sempre solo la superficie delle cose. Nel sogno vi era la chiara sensazione di un mondo nascosto dietro quella superficie. Non devo però sorprendermi più di tanto per questo sogno. La superficie delle cose è le loro forme  e tutte le volte che esse  vengono dissolte si esce dal razionalismo.

Una mostra d’arte alla Galleria d’Arte Moderna di Roma. Certa arte moderna sembra condurre all’estremo la dissoluzione delle forme iniziata nel Rinascimento.  Ma la sua dissoluzione delle forme è fine a se stessa, non al fine di comunicare un valore che per tale dissoluzione appare. E dunque in sé priva di valore e deve perciò ripiegare sul valore che le dà il mercato. Quell’arte, in quanto conduce all’estremo quella dissoluzione senza approdare a un valore, è assimilabile a un’espressione schizofrenica.

Il timore di essere predestinati all’Inferno, che ossessionava i ginevrini del Seicento, può essere inteso come  timore di impazzire? Il loro bisogno di sapere se si è o no predestinati all’inferno può essere inteso come bisogno di sapere se si sarebbe diventati o no pazzi? Calvino ritenne di poter curare questo timore e rispondere a questo bisogno costruendo la religione del guadagno:  il successo negli affari era il segno che non si era predestinati all’inferno e viceversa. Il denaro era il feticcio che poneva al riparo dall’angoscia di un buio futuro. In questo senso la religione di Calvino equivale alla istituzionalizzazione del feticismo.

L’oggetto  transizionale teorizzato da Winnicott è un feticcio, anche se, a differenza di quello di Calvino,  è un feticcio che in circostanze sufficientemente buone può essere abbandonato ed è dunque un feticcio buono.

Analisti nelle nuvole. Una collega mi racconta di avere sognato una donna che abitava fuori di Roma e di avere il giorno dopo saputo che era venuta in città. E’ certa trattarsi di un sogno telepatico e se ne dice stupita.  Quando mi comunica il nome di battesimo di quella donna, le faccio notare è lo stesso di una persona che sapevo essere per lei importante. Là  per là resta stupita  e forse vede balenargli la possibilità di procedere  con i piedi per terra lungo sentieri non banali nella comprensione del  suo sogno. Ma subito richiude la finestra che le si è così aperta e torna tra le nuvole. Il punto qui è la differenza i due stupori: quello che ha vissuto quando si è resa conto che il nome di battesimo della donna del sogno è anche di un’altra persona, e quello che ha vissuto quando ha saputo che la donna sognata era il giorno dopo venuta in città. Il primo è come un lampo che illumina un paesaggio, un bengala che rompe un buio; il secondo non è uno stupore, è un momento di ebetismo.

Analisti nelle nuvole. Tornando da una scuola di psicoterapia dove ero stato a parlare de Il trauma dimenticato, quanto vi avevo ascoltato mi fa pensare che i giovani psicoterapeuti infarciti di nozioni stantie dovrebbero invece sapere, scoprire, un fatto ovvio: che non c’è analisi senza analisi del transfert, solo chiacchiere, solo un vagare tra le nuvole che dura fintanto che il transfert, che c’è e sta li come deposto in una bara,  non muoia davvero per inedia. Quel loro vagare tra le nuvole è una cosa disonesta, un furto. Ma così va il mercato.

Analisti nelle nuvole. Un collega mi racconta di un paziente che pur, almeno così dice, innamorato della moglie, ha frequenti e compulsive  avventure omosessuali. Mi chiede cosa io ne pensi sul perché ciò accada. Gli rispondo citando Kirkegaard: “Perché la donna è tremenda”. Non capisce. Proseguo e gli dico che, come Kirkegaard si rivolgeva a Dio per evitare la donna che gli appariva tremenda, così quel paziente si rivolge per evitarla a Dio. Cioè gli dico che per quel paziente gli omosessuali sono Dio. Non so come quel collega mi abbia in seguito a ciò diagnosticato.

Analisti nelle nuvole. Alcuni psicoterapeuti ingenuamente e allegramente liberisti pensano che nella masturbazione si realizzi e soddisfi il desiderio, mentre in realtà lo si spegne ed uccide perché non c’è desiderio senza oggetto e nella masturbazione non c’è oggetto, ma il suo fantasma. Poi nella vita si vive la lacerazione e il tormento di non sapere se gli oggetti che si incontrano sono oggetti reali o fantasmi. Poiché gli oggetti reali sono stati resi fantasmi, si può vivere anche una diffusa angoscia di morte. Può aprirsi un abisso nella cui profondità abita un mostro, un mezzo uomo e mezzo animale, forse un Minotauro.

Il linguaggio di Machiavelli è simile a quello onirico nel senso che, come ciascuna immagine del sogno sfuma in una molteplicità di significati possibili, così fanno i lemmi di quel linguaggio.

Per misteriose vie, la difesa di una teoria si accompagna sempre alla difesa di uno status sociale. Per fortuna io ho avuto un nonno che aveva fatto il carrettiere e aveva perso un braccio quando poi aveva fatto l’ufficiale postale sui treni; e non aveva dunque nessuno status sociale da difendere.

Pensiero banale, scoperta dell’ovvio, però scoperta perché è come toccare con mano qualcosa che soltanto si sa, e perciò non si conosce: l’impotenza sottende sempre, è sempre sostenuta da, si risolve in onnipotenza. Lo sapeva già Boccaccio quando scrisse  la novella di Calandrino e Buffalmacco.

Il momento del dreamtime, quello in cui cogli un frutto dall’albero della vita e senti che essa ha un valore, quello in cui tutto ti sembra possibile e forse lo è, è il momento in cui stai nel mezzo del passaggio dalla dissoluzione di una forma all’approdo ad un’altra. In esso si consuma il dramma di sapere che si spegnerà nella nuova forma, ma che ha bisogno per sopravvivere di approdare a una nuova forma che poi si dissolva. La paura che ti prende a un nuovo incontro è dovuta anche al timore che esso, di cui hai bisogno per rinnovare il dreamtime, è anche ciò che te lo potrà sottrarre.

Solo la musica può accompagnare ed esprimere pienamente il momento dell’assoluto possibile.

Ancora sul grande romando di Irène Némirovsky Due. Il dramma degli amanti che smettono di amarsi quando realizzano quello che a loro sembrava il bel sogno di poter vivere insieme.  E’per non poter realizzare quel sogno o per poter continuare ad amarsi evitando di realizzarlo che lui si augura che lei muoia e che lei si suicida? Uscire di casa aspettando qualcuno fa di quel qualcuno la propria casa e non c’è che da aspettare che muoia se non si riesce ad uscire da questa altra casa.

Due modi di risolvere il rapporto con qualcuno che ti è apparso come meraviglioso e che hai posto su un piedistallo. Uno consiste nel superare il tuo vaginismo riappropriandoti di quanto  v’è in te  di meraviglioso ed hai affidato all’altro riempiendoti il cuore di lui. L’altro è quello di opporgli il tuo vaginismo con l’intenzione di farlo cadere dal piedistallo per poterlo commiserare e interpretare.

Vaginismo e politica dell’oblio.

Persone che fanno male agli altri fanno male a se stesse, persone che fanno male a se stesse fanno male agli altri.

Stare con i tempi. Accettare che una cosa che ti appare in un modo ti appaia poi in un altro. Come a rivelare due realtà che, nel momento in cui sono, sono ambedue reali.

Più in alto vai, più il rischio di cadere è alto e più rovinosa la caduta.

Incrostazioni culturali: si dice “uomini” per dire “esseri umani” negando così persino l’esistenza della donna.

Vado ad ascoltare una conferenza che un mio amico, Luigi Capogrossi, tiene presso il museo dell’Ara pacis per presentare la grande mostra dedicata all’imperatore Claudio. Comprendo che ne fa un’occasione per parlare del presente. Sottolinea la politica di inclusione di quell’imperatore e come la durata della potenza di Roma sia stata debitrice della di lui apertura  agli “extracomunitari”. Come dire che ha parlato a nuora perché suocera intendesse.

Finisco di leggere il libro di Orlando Figes La tragedia di un popolo, un grande affresco sulla Rivoluzione russa. Più di mille pagine, ma ne è valsa la pena. Di libri su quell’evento ne ho letti più di uno, ma questo è senz’altro il migliore per ampiezza di prospettiva, ricchezza di informazioni e mancanza di condizionamenti ideologici. Ne risulta che non  v’è stata gran differenza tra Bolscevismo e Nazismo: ambedue pretendevano di cambiare gli esseri umani spersonalizzandoli ed omologanoli nella realizzazione di un Regno di automi per una perversa idea di uguaglianza.  Ne risulta anche che  protagoniste e artefici di quella tragedia di un popolo furono tre forme di pensiero magico: quella zarista che pretendeva di conservare magicamente le cose come stavano, quella dei Bolscevichi che pretendevano di cambiarle magicamente, e quella dei contadini che riponevano in una divinità la speranza che cambiassero. Un dettaglio interessante: Lenin ricorse alla psicologia, a Pavlov, per realizzare il Regno degli automi. Per non parlare di un ricorso al terrore di cui non sospettavo le dimensioni  e la disumana atrocità.

Il cardinal Ruini spezza una lancia in favore della costellazione sovranista. Prepariamoci al peggio.

A proposito di pensiero magico e a proposito del peggio, quest’estate ho scritto un dialogo, mi piace chiamarlo “ghiribizzo”, sulla situazione politica italiana e non solo. Sembra sia piaciuto a molti. Non è pubblicato, però sta su questo sito. Se qualcuno lo leggerà e mi dirà cosa ne pensa mi farà piacere.

Le idee, i progetti che mi vengono in mente sono molti più di quelli che riuscirò a realizzare.

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