bollicine di Febbraio e Marzo 2016

Bollicine di Febbraio e Marzo 2016

 Finisco di leggere il libro di H. Kissinger, Ordine mondiale. E’ una storia degli ultimi cinquecento anni (dalle guerre di religione ad oggi) pensata e resa dal punto di vista della ricerca in tale storia di un principio che stabilisca la pace tra le varie entità via via presenti sul suo palcoscenico ed eviti la distruzione del genere umano. Molte cose interessanti che non sapevo. Non una riga però su quanto accaduto in Argentina anche a motivo della sua difesa dell’ordine mondiale.

Kissinger in Ordine Mondiale, cita spesso Machiavelli. Non si discosta dal clichè di lui come stratega politico all’insegna del principio secondo cui il fine giustifica i mezzi. Però è interessante che lo accosti a Sun-Tzu, pensatore cinese vissuto intorno al VI secolo a. C. e a Kautilya, pensatore indiano vissuto intorno al III secolo a. C, ed affermi la superiorità loro rispetto a lui in materia di strategia politica. Non so nulla né di Sun-Tzu né di Kautila e non ho motivo di dubitare di quanto Kissinger afferma. Resta che in Machiavelli c’è qualcosa che egli ignora: la critica alla religione, il laicismo, il tentativo di fondare un “ordine mondiale” non supportato dalla religione.

Vista a Roma la mostra dedicata al Correggio e al Parmigianino. Le loro opere di soggetto sacro e mitologico presentano lo steso limite del Giudizio universale di Signorelli a Orvieto: non riescono a distrarre il fruitore dal racconto, non hanno la forza di fargli dimenticare il racconto e di spingerlo fuori dai suoi binari. Cosa che invece fanno le opere di Leonardo e degli impressionisti. La Sant’Anna o la Leda con il Cigno di Leonardo hanno la forza, solo che tu non ti opponga, di distrarti dalla storia che raccontano e di portarti in una dimensione di sogno non meno delle Ninfee di Monet che non raccontano nulla. Qualcosa di questo c’è nei disegni del Correggio e del Parmigianino e in alcuni loro ritratti, come quello detto della Donna turca.

Un episodio, non importa se reale o leggendario, della vita di Michelangelo, fornisce un complesso esempio di “sindrome di Standhal”. Lo scalpello dello scultore infligge al marmo un trauma dal quale nasce l’assolutamente nuovo di un movimento che genera un trauma nello scultore e lo spinge a infliggere con lo scalpello un trauma all’opera che aveva tratto dal marmo con quello stesso scalpello.

Subito dopo l’attentato a Bruxelles, in TV, tra un varietà e un altro, tra una notiziola e l’altra, sui campi di calcio eccetera, il solito minuto di silenzio in commemorazione delle vittime. Colpisce la pura ritualità e spettacolarità di questi atti che li rende falsi, cioè vuoti di sentimento, o meglio di un sentimento appropriato. Colpisce anche una certa loro spudoratezza, nel senso che tutti sanno che sono falsi, ma sono complici nel far finta che corrispondano a un sentire appropriato.

Fondamentalismi. Chi non ha sentore dell’umano presume di sentire il divino.

Spesso, mentre si vive una situazione, non si sa cosa si sta vivendo. Lo si sa solo dopo: per dirla con Hegel, la civetta di Minerva si leva solo al tramonto. Però non sempre.

Non esistono sogni che non possano essere interpretati. Lo dimostra il fatto che sogni non compresi da un interprete possano essere compresi da un altro e sogni che, non compresi da un interprete in un dato momento possano essere da lui compresi in un altro. Al più esistono sogni che non è che non siano interpretabili, ma che nessuno riesce ad interpretare.

La lettura, lo studio, la scrittura sono stati per me sempre il modo di lacerare il sudario della quotidianità. Nel leggere, nello scrivere, nello studiare la mia mente ha funzionato razionalmente per condurmi oltre la razionalità.

I numerosi nessi possibili, il mio tentativo di legare tra loro cose molto distanti, tra le quali non si vede nesso che possa essere visto, è in fondo un tentativo di muoversi fuori dalle coordinate categoriali e spazio temporali dell’esperienza.

Sappiamo che il cosmo potrà esistere, e forse si avvia ad esistere senza di noi, ma non sappiamo né sapremo mai cosa sia il cosmo senza di noi. Ci prendiamo cura di ciò che dà senso al nostro stare nel cosmo senza poter dire nulla su quale sia il senso di questo dar senso al di fuori di quello che ha per noi. Il resto è davvero silenzio.

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