Ponti passaggi pontefici

Recensione di A. di Nola “L’Unità” del 9. 01. 1985

La ricezione del concordato mussoliniano con la chiesa cattolica nell’art. 7 della nostra costituzione e la successiva legge del 25 marzo 1985 che invoca, aggravandone le conseguenze, il peso del concordato hanno creato nella scuola italiana una situazione insostenibile e ambigua. per un lato si ricorre alla finzione della libera scelta dell’insegnamento religioso (…) per un altro lato conferma e definitivamente sancisce la condizione privilegiata degli insegnanti di religione, delegandone la scelta e la nomina alle curie vescovili ed offrendo loro la facile occasione di un’assunzione senza concorso in un organismo statale e frequente passaggio dei fortunati ad altri insegnamenti cui generalmente hanno avuto accesso insegnanti che hanno lavorato attraverso lunghe e difficili preparazioni e prove altrettanto ardue e complesse. Ma, ciò che è più grave, le leggi indicate fanno riferimento ad un’attività integrativa per quegli alunni i quali, per l’appartenenza a religioni diverse da quella cattolica, o per vocazione laica delle famiglie hanno rifiutato intenzionalmente l’insegnamento del Cattolicesmo ridotto spesso a una banale apologia catechistica e raramente affidato a persone di più ampie vedute. Lo Stato, preoccupato con estrema cura dell’insegnamento cattolico e dei privilegi scandalosi degli insegnanti di tale materia,, ha trascurato totalmente l definizione delle materie alternative creando, in conseguenza giovani disoccupati durante le ore di religione o al massimo affidati arbitrariamente ad altri corsi.

E perciò diviene particolarmente significativo ed utile un breve volume di Luigi Antonello Armando (Passaggi ponti e pontefici. Trentadue esplorazioni nella religione, Lecce, Argo 1996, pp. 247). In esso l’autore con linguaggio riscattato da ogni complicazione e con un metodo facilitante la memorizzazione e l’apprendimento, dedica particolarmente ai ragazzi, ma anche a lutti coloro che sono interessati al tema, trentadue brevi saggi di storIa religiosa. Il contributo diviene importante in un momento storico come l’attuale nel quale al sempre crescente numero di laici si aggiunge l’immigrazione di popoli appartenenti alle più varie stirpi e culture. Finalmente, se questo libro, conte ci auguriamo, passerà nelle scuole, verranno meno i molti pregiudizi che trasformano la diversità in un motivo di emarginazione, fondato sulla supina ignoranza dei valori delle culture altre e ancora dipendente dal dettato hegeliano che solleva il Cristianesimo e la cultura occidentale al culmine di tutte le espressioni storiche degli altri popoli antichi ed attuali. D’altra parte i lettori impareranno ad individuare proprio nelle religioni una delle forme più patenti che sono alle radici dell’intolleranza. Nonostante la fondamentale dichiarazione di tolleranza verso il prossimo presente nei testi religiosi, resta indiscussa realtà che soprattutto le religioni monoteistiche, con la pretesa del loro esclusivismo e del possesso dl una verità Incontrovertibile, fondamentalmente predicano la non verità degli altri e quindi la necessità di convertirli e di piegarli anche con la violenza al proprio credo. Fatti questi che non si ascrivono soltanto ad remoto passato disseminato di “guerre di religione”, ma continuano fino ad oggi originando scontri omicidi fra gruppi religiosi, come nel caso dei Sikh e degli Indù in Oriente o come fra Musulmani sciiti e Mussulmani sunniti o, in tiri caso a noi prossimo, fra Protestanti e Cattolici in Irlanda.

Il libro indaga rapidamente sul Cristianesimo, sull’Ebraismo, sull’Islam, sul Buddismo e sulle altre religioni orientali, sulle credenze dei cosiddetti “primitivi”, per fermasi, infine, sulle religioni dell’antichità, estinte nel tempo.Va detto che è presente un’osservazione sulle religioni cosiddette popolari che appartengono di fatto alla maggior parte delle famiglie dalle quali provengono gli alunni. Oltre gli aspetti storici abilmente sintetizzati, l’autore tenta di spiegare la natura dei fenomeni più generali della vita religiosa dalla fede alla magia, al sacerdozio e, adeguandosi agli insegnamenti delle scuole laiche (…), espone il destino conclusivo delle varie religioni portato a declinare e a finire quando nell’uomo non circoleranno più oscure paure e quando il sapere scientifico dissolverà i miti che hanno tentato, in vario modo nel tempo, di dare un significato, alle origini delle cose e del mondo.

Tali acute osservazioni convincono della impellente necessità di introdurre nell’insegnamento scolastico, almeno come materia alternativa, l’insegnamento di Storia delle religioni che libera dalla provinciale ristrettezza dell’attuale insegnamento del solo Cattolicesimo. Ed è un compito che compete coatte urgente necessità al ministro della Pubblica istruzione e agli altri parlamentari, anche se si pone, con la medesima urgenza, la preparazione di una nuova generazione di docenti adatti che abbiano appreso nei corsi universitari la vera e propria Storia delle religioni e che non siamo stati soggetti di particolari storie religiose contrabbandate per storia generale della materia.

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