Per una psicoanalisi politica

Recensione di A. Ossicini in “Astrolabio” 31 ottobre 1975

Non è senza ragione il fatto che sempre più ci si trova a dibattere, in sede politica, sugli usi e gli abusi della psicologia e della psicoanalisi, sulla possibile strumentalizzazione di queste discipline, sulla possibilità o meno che esse siano in qualche modo storicizzate e immerse dialetticamente nella realtà socio-politica (…). Nel volume di cui ci stiamo occupando, che è articolato in una serie di saggi, nel capitolo a mio avviso più interessante in questo senso: “Freud di fronte a Marx ovvero la teoria della naturalità del furto di fronte a Il Capitale”, l’autore si occupa esplicitamente del dibattito che c’è nel nostro paese affermando che «i vari e numerosi miscugli di psicoanalisi e marxismo che circolano oggi in Ita!ia esercitano una influenza che non può essere sottovalutata e passata sotto silenzio. Essi ad esempio tendono ad orientare e spesso già orientano, le posizioni politiche di parte della sinistra rispetto alla famiglia, alla gestione degli enti assistenziali, alla preparazione in ruolo degli psicologi e operatori sociali, alla politica corporativistica dei proliferanti centri di formazione post ed extra universitaria… » e chiama in causa specifiche posizioni assunte da studiosi e operatori in questo settore. (…) io credo sempre meno non solo alla possibilità di «miscugli» di psicoanalisi e marxismo ma a due possibilità: l’una quella di trattare marxismo e psicoanalisi come fatti omologhi, l’altra quella riduttiva di far rientrare l’una nell’altro e in particolare quello che è «salvabile» della psicoanalisi nel marxismo.

Il rapporto uomo-natura-società è complesso come è complesso lo studio dei rapporti tra struttura e sovrastruttura. Io credo però che al di là delle critiche sulle matrici ideologiche di ogni movimento scientifico e politico (…) allo stato degli atti, delle nostre esperienze, il di-scorso interdisciplinare porti sempre più ad escludere soluzioni univoche e strumenti privilegiati di analisi.

Comunque il discorso non solo è aperto ma, come indica Armando, sia che si voglia essere d’accordo sia che si voglia essere in totale disaccordo con quello che lui dice, coinvolge indubbiamente aspetti determinanti della nostra vita relazionale, della nostra attività didattica e terapeutica. La critica che porta Armando ad esempio alla istituzione universitaria o all’esame di psicoanalisi è radicale come è radicale la sua contrapposizione di Marx a Freud (non alla psicoanalisi, egli sottolinea!).

Sono problemi che in altro modo e da altri punti di vista io ho creduto di dover trattare e colgo anche questa occasione nel segnalare questo filone di interventi e di documentazioni per riaffermare che se non si apre un discorso sistematico su questi problemi le mistificazioni seguiteranno ad aumentare e il discorso si farà sempre più confuso.

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