L’invenzione della pscicologia

Recensione di Mirella Capozzi in “Archivel internazionale d’histoire des sciences” vol . 40, 1990

Cosa s’intende comunemente per psicologia come scienza?S’intende un disciplina che studia i problemi della mente e che si è affrancata dalla filosofia grazie all’adozione del metodo sperimentale (p.24). Questo libro mostra come a tale adozione si attribuisca un valore di eccezionalità perché in essa si vede il segno della scoperta della nuova scienza psicologica, una scoperta che nei maculai accademici si fa ancora risalire al 1879, anno in cui Wilhelm Wundt, al pari di un eroe-fondatore, inaugurò il primo laboratorio di psicologia. Tuttavia – argomenta l’Autore – l’attribuzione a Wundt della scoperta di una psicologia sperimentale emancipata dalla filosofia è un falso, dal momento che è ormai riconosciuto che Wundtnon ha mai tagliato completamente i ponti che lo legavano all’Idealismo. Chi ha compiuto il falso? L’Autore risponde che questi fu Edwin Garrigues Boring (1886-1968), che pubblicò nel 1929 l’influente A History of Experimental Psychology. In breve, secondo l’Autore «non esiste una scoperta di Wundt del 1879, esiste la costruzione di una scoperta, costruzione fatta nel 1929» (p. 63).

Ciò stabilito, l’Autore applica il proprio metodo d’indagine «caratterizzato dall’intenzione di liberarsi dalla logica della storia delle idee e di riportare le idee all’esperienza […] nella prospettiva di una storia di soggetti» (p. 15). Conseguentemente, anziché trascurare l’esistenza del falso stesso – come sembrano fare coloro che riconoscono infondata l’analisi dell’opera di Wundt fatta da Boring –o limitarsi a scandalizzarsene, l’Autore studia il soggetto di quella falsa idea, ovvero Boring stesso.

Il caso Boring si rivela subito un caso speciale, almeno nel senso che i documenti analizzati dall’Autore mostrano chiaramente che Boring si rese conto di avere dato un’immagine incongrua del nascere della scienza della psicologia (pp. 41 ss) . Ma, come l’Autore argomenta esaurientemente, Boring non tolse l’incongruità eliminandone la causa, cioè la figura dell’Eroe-fondatore, ma si convinse che era la figura di Wundt a non essere eroica a sufficienza. Donde il tentativo di introdurre altri due eroi di sostegno (Darwin e Freud), nonché il ricorso ad un nuovo ingrediente apparentemente non-eroico nella fondazione della nuova scienza: lo Zeitgeist. Addirittura Boring giunse a ridurre il ruolo dell’Eroe-fondatore a quello di mero eroe eponimo del cambiamento. Ma nemmeno questa mossa teorica riuscì, secondo l’Autore, a far scomparire l’Eroe dalla spiegazione storica di Boring, poiché lo Zeitgeist da lui sempre invocato, non era in realtà che “un altro Eroe” dall’operato imperscrutabile al pari di quello dell’Eroe stesso (p. 58)

Come mai la consapevolezza di Boring dell’incongruità della sua spiegazione storica non provocò un radicale cambiamento della spiegazione stessa, ma venne vissuta come un “fastidio da eliminare”? (pp. 69-70). L’Autore risolve questo interrogativo con un resoconto e con un’interessante interpretazione della terapia analitica che Boring fece con Hanns Sachs. Di tale analisi Boring ebbe a dire che 1) fu motivata da un calo di produttività scientifica e da un senso di scontentezza di sé; 2) non raggiunse gli scopi per cui l’aveva intrapresa. L’Autore sostiene che l’analisi effettivamente fallì, ma non perché non riportò Boring a produrre – giacchè ciò è contraddetto dai fatti .bensì perché non seppe vedere un motivo di disagio celato nella produzione precedente (p. 101). E tale disagi secondo l’Autore era provocatodal rapporto di Boring con il proprio maestro Titchner, un rapporto che determinò in Boring la percezione di se stesso come di un storico sciocco, pedissequi e non creativo esecutore di idee teoriche del suo mestro-Eroe. L’analisi si configurò addirittura come un “tradimento” (p. 116) che non solo non liberò Boring dalla delusione cui il rapporto con Titchner lo aveva portato, ma lo fece ripiegare su una formulazione solo apparentemente diversa della fondazione eroica della scienza della psicologia. L’Autore sostiene comunque che Sachs non avrebbe potuto non fallire perché il problema di Boring era “un problema che Sachs non aveva risolto” (p. 123), cioè il problema del proprio rapporto con Freud. Donde, a parere dell’Autore, la riprova della costituzionale incapacità della dottrina freudiana a dare la maturità persino nei suoi maggiori rappresentanti.

Questo breve resoconto dovrebbe far comprendere che il lavoro recensito è a un tempo interessante e difficilmente classificabile: è un’indagine di storia della psicologia? E’ un report su un caso clinico (il caso di Boring)? E’ una denuncia dei danni provocati da un’analisi freudiana non solo sulla psiche di un certo individuo, ma sulla cultura, un danno tanto più grave quanto più questa cultura assume forme accademiche e si standardizza? Il libro è tutto questo. Ma quel che è certo è che le dichiarate intenzioni polemiche dell’Autore sono sostenute da una documentata indagine storica. Forse sarebbe stato opportuno sottolineare che tutta la vecchia storia della scienza, e dunque non solo Boring, tendeva a risolvere il compito dello storico nello studio dei grandi autori di scoperte epocali, dei loro precursori, nonché dei pionieri delle nuove discipline. In parte ciò viene implicitamente riconosciuto dall’Autore quando ricorda (p. 54) l’effetto che ebbe su Boring, come su tutta la storiografia scientifica, la lettura del saggio di Khun del 1962 sulla struttura delle rivoluzioni scientifiche, in cui si poneva in discussione, appunto, la vecchia storiografia cumulativa. Ma si deve anche riconoscere che i documenti esaminati dall’Autore relativi ai rapporti di Boring con Titchner e Sachs gli forniscono ampio materiale a sostegno della sua telluri del caso di Boring come di un caso speciale nella storiografia scientifica, una lettura che è racchiusa nel primo sostantivo del titolo della monografia qui recensita ( e che stranamente l’Autore non adopera nello svolgimento del lavoro): invenzione. Giacché invenzione non significa solo scoperta, ma anche bugia, fandonia, falsità, e il caso che questo lavoro convincemente ci presenta è il caso di un’invenzione inventata, una falsa scoperta.

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